21 maggio, 2008

Sono fatto a cazzo

Guardo fuori dalla finestra. Ho spento le luci dentro. Ho mal di testa e sto meglio se sto al buio.
Fuori viene giù il cielo. In alcuni momenti sembra che qualcuno si stia divertendo a buttare giù secchiate dal tetto.
Vado in cucina. Al buio, apro il frigo. Prendo del succo di frutta alla pesca. Bottiglia nuova, la sbatto, la agito. Prendo un bicchiere pulito, lo poso sul mobile. Do l'ennesima occhiata in strada, piove da ore, da ieri sera, praticamente non ha smesso mai. Ha diminuito, ora però ha preso un bell'andazzo. Sembra un diluvio. Prendo il succo di frutta, apro la bottiglia, bevo. Guardo il mobile. Vedo il bicchiere. Lo rimetto a posto. Ho la testa altrove.
Fuori continua a buttare giù pioggia a non finire. Cambio finestra. Torno in camera. Il panorama non cambia. Le auto passano veloci sulla strada principale, sfrecciano, spariscono, oltre la mia visuale. Fanno il classico rumore delle auto che corrono sull'asfalto fradicio. Corrono, non c'è tanta gente in giro. Nessuno va nelle stradine interne del quartiere, pochi, molto meno del solito. Il rombo degli autobus si sente ancora di più quando c'è meno rumore in giro.
La pioggia è fitta, gocce grandi di scariche violente si alternano a uno sfreccio continuo di aghi d'acqua. Lo scroscio è continuo.

Mi viene in mente una canzone di Guccini, la canticchio nella mia mente. "E guardo fuori dalla finestra e vedo quel muro solito che tu sai...".
Il gatto gioca. La sera la passo con lui, a lanciargli il cordino, a farglielo rincorrere, a strapparglielo via e ricominciare daccapo. E giù di seguito. Mi piace 'sto gatto, mi ci sto affezionando. Siamo simili, io e gatti. Mi sa che in qualche vita precedente ero un fottuto felino: stavo indubbiamente meglio.
Con Lei, ho litigato. Non ho ben capito perchè. Abbiamo discusso nel pomeriggio, al telefono, cosa che odio. Non è trattabile in questo periodo. Io, alla fine, lo divento meno di Lei. Sticazzi. Non è per vendetta, è che m'incazzo quando non capisco. Mi da contro praticamente sempre, ogni volta che c'è qualcosa che non le va. Sticazzi come sopra. Lei dice che capisco. Invece, no, non capisco. Mi dice cose che non penso. Mi dice cose che non sono. Mi chiedo, se le pensa che io possa avere certe cose in testa, che diavolo di connessioni sinaptiche ha? Sono paranoico, questo è vero, schizzato no.

Ho bisogno di spazio, Lei pure. Non troviamo il giusto accordo.

Il gatto sparisce, lo ritrovo infilato sotto il piumone del letto del mio compagno di stanza. Lo faccio uscire. Non dovrebbe star lì. Continua a stupirmi, trova sempre nuovi posti in cui nascondersi. Si, siamo simili. Spengo anche la luce sul comodino e mi metto sul letto. Arturo mi si accoccola accanto, mi mordicchia la mano, mi lecca. In pochi giorni mi ha ricamato sulle mani una serie infinita di graffi, certe volte ne trovo alcuni che non ricordo quando me li ha fatti. Dovrei smettere di farci la lotta, tanto vince sempre lui.
Dovrei smettere di farci la lotta, tanto vince sempre Lei. E' che io, probabilmente, non riesco a concepire il rapporto con Lei come una sfida.
Accendo la tv senza troppo interesse, non c'è nulla da guardare... come al solito. Quasi sempre non c'è nulla da vedere, quasi sempre, soprattutto col mal di testa, mi frega poco del mondo. Non guardo nemmeno il telegionale.

Tornano un paio di coinquilini, chiacchiero con loro. Fumo, fumo un bel po' di sigarette, l'unica cosa che mi blocca è la noia che mi fa rullare. Sono passato al tabacco per fumare meno, no, non è vero, per spendere meno.
Arturo corre in giro, dormicchia, poi riprende a giocare, si appallottola sul letto mentre facciamo una partita con la playstation. Perdo. Perdo quasi sempre quando faccio le partite con 'st'aggeggio. Mi chiedo perchè continuo a giocarci, sarà il senso della sfida, quel poco che mi è rimasto. Gratto la panzetta del gatto quando segno. Gli faccio il solletico, lui si incazza e mi morde. Poi mi lecca. Non vorrei andasse via. Sono negato nell'uso dei joystick o gamepad che dir si voglia. Io sono il tipo da tastiera. Datemi una tastiera e vi darò il mondo.

Ho freddo. Non mi va di mettermi la felpa. Stringo il gatto che si lascia accarezzare, ogni tanto mi accarezza anche lui. Mi tiene caldo. Mi mancherà quando andrà via. Spero stia bene.

Verso l'una la chiamo. Dice che sta fumando e che poi andrà a letto. Le dico anch'io. Non sappiamo bene cosa dirci. Poi cominciamo a discutere, di nuovo. Lei continua a sparare cazzate. Non riesco a capire perchè. Alla fine, mi sembra che, come di norma nell'ultimo periodo, scazziamo così, senza un motivo, che non lo sappia manco Lei. Ogni volta che le do una motivazione mi dice che non capisco. Ogni volta che me ne dice una Lei mi sembra di aver capito benissimo, ma quando controbbatto non ho capito di nuovo. Forse sto diventando scemo, ma la sensazione è più quella di presa per il culo.
E fuori continuano a scendere litri e litri d'acqua buttati giù dal cielo a secchiate o a mo' di innafiatoio. Semplicemente piove, ora più forse ora più piano. Il traffico è ancora più rado. Le poche macchine corrono, penso all'incidente visto il giorno prima per il quale abbiamo dato colpa alla strada bagnata. Ma la colpa non è della strada se la gente ci corre sull'asfalto in quelle condizioni.
Il gatto mi gironzola attorno, entra in cucina, si avvicina al vetro, mi passa tra le gambe, poi sparisce, lo ritrovo in camera che dorme sul letto dove il mio compagno di stanza legge. Legge un libro che gli ho prestato io, un libro che mi ha regalato Lei. E' un buon libro.
Penso che certe volte non ci capiamo proprio. Forse a Lei non piacerebbe troppo quel libro.
La telefonata si è chiusa con un buonanotte dal profumo di vaffanculo, un ciao impastato d'acido in corpo.

Torno in cucina. Rullo un'altra sigaretta, la accendo. Guardo fuori. Da un lampione esce fumo. Che strano effetto. Poi mi rendo conto che non è fumo. E' vapore. L'acqua riscalda sulla lampadina e diventa vapore. E' un bell'effetto, strano. Per un po' la mia attenzione rimane lì. Poi la sigaretta finisce.

Penso a tutto e a niente perchè in realtà non mi va proprio di pensare, quindi mando il cervello un po' in stand-by. Mi metto a letto. Domenico legge. Io gioco col gatto. Poi anche il gatto dorme. Lo faccio uscire dalla stanza. E mi metto a letto.

Dormo. Mi sveglio presto. Domenico dorme. C'è silenzio. Mi riaddormento. Vado avanti a svegliarmi e ad addormentarmi. Sento i rumori della città che si sveglia, sento Domenico che si alza, torna a letto, poi si mette al pc. Non apro gli occhi fino all'una. Lei mi ha chiamato verso le dieci, ci siamo detti che si saremmo sentiti dopo. Torno a dormire.

Quando mi alzo piove ancora. Il gatto gioca. Le faccio uno squillo, mi chiama. Non discutiamo, ma in ogni telefonata che ci facciamo per dirci stronzate la tensione è tanta.

La casa si svuota. Rimaniamo io e il gatto. Metto su Guccini e ci addormentiamo. Mi alzo, fumo. Scrivo un post senza troppo senso, senza troppe pretese, senza tanta voglia di dire qualcosa, ma con desiderio di sentire il battito dei tasti, che mi rilassa, mi tiene le mani occupate, quache volta mi fa pensare.

Cambio musica, ascolto gli Editors.

2 commenti:

giulia ha detto...

Buongiorno Durk. Leggo di te e di Arturo. Mi sa che dovrei prenderlo anch'io un gatto.

giulia ha detto...

Te lo dico a casa tua, mi sembra più giusto. Non hai nulla da invidiare a me dal mio punto di vista, proprio nulla. C'è una fluidità nella tua scrittura che è dono raro.