19/05/08

Facce da gatto

Faccia da gatto.


Codesta è la storia di un essere superiore. Dopo ardue, lotte un prode gatto di nome Arturo decise di vincere e di essere il nuovo proprietario del mio giaciglio.
Dopo aver sfrattato me medesimo, ha esteso i suoi territori al letto accanto, indi, ad ogni loco di questa casa. (tranne camera di chi lo mena, bagno, balconi [che di butta giù] e stanzino [ci prova sempre a fottersi i salumi]).
Vietato nulla è al prode felino, che però educato e rispettoso degli altri abitanti della magione, per mostrar la sua natura più brutale, è comodo d'usar la propria vasca di toeletta.
Generoso di affetto, morsi, graffi e slinguazzate, non altro ha da far che non sia darsi le arie, cibarsi, bere e defecare.


Faccia da bonzo.


Saltando, gioca a rincorrere lacci che non servi umili siam costretti a trainar per suo volere e suo piacere. Ma non è questo a preoccuparci, quanto il fatto che ci mangi che qualche assaggio già l'ha dato.
Scherzi a parte, questo è il lieto ospite di una casa in cui non può, ahinoi, rimanere.
Speriamo che trovi un luogo adeguato e tante coccole ed affetto... anche se non troppo in fretta.
Amo i gatti... anche se questo mi fotte il letto... Del resto ci sono abituato (benedette Labbra!).


Faccia di cui non fidarsi.

09/05/08

Primavera

Quando mi sono svegliato ero in chiesa.
E' un edificio alto, credo una chiesa moderna, perchè non ci sono tutte quelle cose tipo affreschi o statue o cose così. E' come un hangar o qualcosa di simile, cioè... è un edificio alto, di quelli in prefabbricato di acciaio e cemento. Non è una chiesa molto figa. Probabilmente, vista da fuori, direi: "che è 'sta merda? Pare una pagoda preconfezionata e senza merletti che la rendano figa".
Io non amo le chiese, non sono un credente e non sono un tipo da messa, ma l'arte mi affascina (anche se non è che me ne intendo, ma ho buon gusto, almeno secondo il mio "inappelabile" parere). Bestemmio e non ho alcun rispetto per la fede altrui, semplicemente perchè... non m'interessa. Io e dio (come anche io ed io) ci stiamo indifferenti vicendevolmente già da un po'. Io non rompo il cazzo a lui (tanto quando impreco, lui sa che non ce l'ho con lui e che può farsi i cazzi suoi) e lui non rompe il cazzo a me. E, poi, LUI non esiste e, anche se esiste, non vedo perchè dovrei vedermela con LUI, visto che non credo in LUI. Che poi potrebbe tranquillamente essere una LEI. E, forse, in questo caso, la cosa potrebbe anche procurarmi dell'interesse, voglio dire... una dea... beh, avrà un certo sex appeal , no?
Ma torniamo a noi.
La chiesa è grigia, un po' buia, tranne dove entra la luce, dalle vetrate in alto, colorate, a raffigurare sui muri larghi e grigi, figure sbiadite di santi. Ma fuori il tempo deve non deve essere buono, non entra tanta luce e, dei santi, rimane solo uno spettro confuso.
Non ci sono candele. Ci sono solo quelle stupide lampadine a forma di fiamma. Imitazioni elettriche per una realtà che non si può permettere calore reale.
In fondo c'è la croce. Una croce enorme, di legno scuro, che domina sull'altare, col Cristo di metallo. Sembra una persona immersa nel ferro fuso. E sembra soffrire. Cioè, se non avesse quell'espressione sgomenta, se quel viso fosse meno turbato, probabilmente darebbe una qualche speranza in più. Forse sembrerebbe al massimo un tipo rivestito di carta stagnola, più che dare l'idea di uno immerso nel metallo bollente. Ma ognuno porta la sua croce, anche le icone sacre. Rendere più pesanti le croci delle statue, forse, fa sì che le croci di ognuno risultino una carogna più magra da portarsi appresso. Magari il mistero della croce è tutto qui, racchiuso in una filosofia da falliti.
Non ci sono navate. Ci sono due file di banchetti di legno chiaro. Un paio di confessionali che sembrano di qualche secolo fa, scuri e molto meno semplici del resto dello spartano arredamento. Un piccolo parallelepipedo in metallo, vicino ai due gradini dell'altare. Un modo per spillare soldi e pulire la coscienza: una scritta "offerte".
Non un grande altare. Accanto alla tavola liturgica una fila di sedie per lato, dietro tre poltroncine rivestite di stoffa rosso scuro, gli schienali alti, non danno l'idea di essere comode, troni ecclesiastici angusti. La poltrona centrale è un po' più grande. E' tutto molto semplice. L'ara è lineare, senza fronzoli, come tutto, a parte per i confessionali. Ma quelli sono il vero potere. Il potere va esaltato, per incutere timore, per risaltare le tue colpe, per dar loro un peso.
Non sono senza macchia, ma non andrei certo a dire i miei peccati ad un pirla vestito da boia senza cappuccio e che mi dice che tutte le mie colpe mi saranno assolte con dieci ave maria e/o venti pater noster. Conosco mio padre... e nemmeno lui è mai stato un sant'uomo. E non credo certo nella fratellanza dei popoli, soprattutto se prendo in considerazione quanta gente mi sta sul cazzo e quanta ne prenderei a sberle, preti in primis.
Mi chiedo cosa diavolo ci faccio qui, nel mezzo di una chiesa. Mi guardo intorno, per quanto riesca a muovermi. Nelle file di banchetti davanti a me, a destra e a sinistra ci sono persone in ginocchio, che pregano. Figure scure, vestite di nero, ma senza borchie, non come piace a me, non come quando si va a ballare. Più come un funerale.
La gente piange. E' un pianto sommesso, lamentoso, ma senza troppa verve.
La gente mi passa accanto, qualcuno si fa il segno della croce, un prete entra, parla, ma non capisco ciò che dice. Capisco solo che è latino. Io col latino non ci sono mai andato troppo d'accordo. Recita la messa come una litania, una ninna ninna poco entusiasta. E anche il prete nella sua tonaca è un estraneo. Qui non c'è nessuno che conosco, non una figura girata di spalle, non una dei tanti volti senza volto che mi si avvicina.
Dovrei aver paura, ma non tremo, sono calmo, per nulla scosso, solo curioso. Curioso di sapere cosa ci fa questa gente qui, cosa ci faccio io qui. Dovrei piangere? Dovrei ridere? Dovrei urlare?
Vorrei imprecare, chiedere, domandare, ma non lo faccio. Semplicemente osservo.
Mi guardo intorno. Vedo fiori non troppo vivi, dai colori troppo spenti, qualcuno già troppo appassito per essere vivo. Vedo una donna, che mi si avvicina e non è che si capisca molto che è una donna, vedo le panche più vicine a me, vedo i contorni di legno tutti intorno, poi capisco.
Vedo la sagoma della bara, vedo le vene del legno scuro che mi avvolgono, vedo il prete che benedice, sento le mie bestemmie salire fino al cervello, poi più in alto, fino a sfondare il tetto di questo posto. Ma nessuno ascolta, nemmeno io ascolto, non c'è voce, non c'è brivido e mi calmo. Non ho paura, non sento nulla, sorrido. E' uno scherzo? E se non lo fosse? Certo, sarebbe bello sapere almeno come sono giunto fino a qui, come sono arrivato a questo punto, fermo immobile, come riesca a guardare la gente, se ho gli occhi aperti o se li ho chiusi. Solo dettagli, dettagli senza importanza. Non devo avere paura. E non ne ho. Sono calmo. Calmo, senza luce, senza tunnerl, senza anima. Forse è questo che servono i vermi, a cavare il corpo per far uscire l'anima. Ma non credo esista un anima, non sono convinto che esista un dopo.

Poi una voce, un urlo dall'esterno, una voce lamentosa, stridula, affannata, di pianto e spavento. Mi sveglio. La voce continua, sono fuori, sul balcone, il calore del sole di un bel giorno di primavera alle dieci e mezzo del mattino, una brezza serena, una zaffata di smog che risale dall'asfalto fin al quarto piano. Una donna per strada è stata scippata, grida aiuto, un ragazzo sta correndo, prima di essere fermato, quasi linciato, poi arrestato.

Vorrei svegliarmi o riaddormentarmi, ma è tardi, devo studiare.

07/04/08

Anticonformisti?


Conosco gente così...
... ed ho visto un botto di gente ballare così...
... è molto probabile che anch'io possa ballare così.

04/04/08

Due dita in testa e boom?

Stanco.
Stanco del pc che mi si incasina e di me che m'incasino peggio del pc.
Stanco di studiare un libro del cazzo, scritto da uno stronzo, borioso e vanaglorioso professore pompato che, sarà pure bravo a usare parole inutili da usare in giri di parole assurdi e ripetitivi per scrivere testi universitari da vendere a caro prezzo agli studenti per ricevere, così, un doppio guadagno, ma sono convintissimo che manco lui sa che cazzo ha scritto! Che non è che solo perchè uno studia Scienze della Comunicazione deve mangiarsi il vocabolario per riuscire a defecare (cagare) 'sta merda di libro! E, poi, lasciamoli scrivere agli altri i libri, che già ti fotti abbastanza soldi a fa' il professore! Che non è che mo' mi voglio mettere a fa' il sindacalista, ma poi tu non mi venire a fare il sinistroide dei miei coglioni! E, giusto, perchè sono educato, vattela solo a pigliare nel culo te e le idiosincrasie, gli epistemologici e i precipui. Io oggi mi sono alzato così: sgrammaticato, disarticolato e girato di coglioni. E, sinceramente, non è che me sbatte molto.

"QUESTO LIBRO E' PURA STRUMENTALIZZAZIONE DEMAGOGICA ATTA ALLA COMMERCIALIZZAZIONE DI PAROLE INUTILI CHE NESSUNO HA LE FACOLTA' INTELLETTO-COGNITIVE DI CONOSCERE. E, DETTO CIO, MI SENTO MOLTO EPISTEMOLOGICO PURE IO."

Se non si è capito quello che ho scritto, fa nulla, tanto non vuol dire un cazzo.
Come si suol dire: "PARLA POTABILE".

Comunque, dicevo stanco. Stanco di incasinarmi la mia vita solo perchè tanto è già incasinata e il bandolo della matassa l'ho perso già da qualche anno, come buona parte del senno. Stanco di corrermi dietro, stanco di stare con me, perchè stare con me è dura (E CRISTO SE E' DURA!).
Stanco perchè non ho voglia di fare un cazzo.
Stanco anche di non avere voglia di fare un cazzo.
Stanco di cercare le parole migliori per dire le cose e di non riuscire a dirle uguale, soprattutto non come vorrei.
Stanco della gastrite. Stanco dei giramenti di palle.
Stanco di parlare e anche di ascoltare, stanco degli sbalzi d'umore, dei se e dei ma, delle decisioni prese a metà e non portate a compimento alcuno.
Stanco di me stesso, stanco della vita stessa.
Che, poi, pure la lettura non è che mi faccia bene se leggo un libro di quattro aspiranti suicida e mi ci immedesimo, anzi... mi ci ritrovo. Che poi non sono convinto di essere uno dei quattro, magari sono il quinto, quello spiaccicato al suolo.
Stanco della primavera, che non mi sembra tanto vera, che mi sono pure raffreddato... e non ho mai fatto le prove per l'allergia, perchè, semplicemente, non ho mai sofferto di allergia. O, magari, ho sempre creduto fosse raffreddore. Ad ogni modo, sticazzi.
Stanco anche della musica nelle orecchie, stanco del rumore, stanco della gente, stanco di un po' tutto e tutti.
Stanco di non fare un cazzo e di prendermi la colpa, stanco di non fare un cazzo e dare la colpa agli altri. Stanco d'essere me stesso e di voler essere qualcun'altro e stanco di apprezzarmi, stanco di non concedermi le cose e della mia ironia autofrustrata e castrante. Stanco di star dietro alle stronzate e stanco d'essere sempre così pesante e pensante.
Stanco di non conoscere mezze misure. Stanco di cercarle. Stanco di non trovarne.
Stanco di chi mi dice cosa fare e perchè farlo, stanco di chi non me lo dice quando ne avrei bisogno.
Stanco delle della politica, stanco dei soldi, stanco delle baggianate, stanco di pagare il canone rai per sentirmi chiedere in un'intervista se mangerei i bacarozzi... ma vattela a pija in der culo te e i giornalisti del cazzo come te... che pare che vi scelgano tra gli scartati dei concorsi per fare il carabiniere.
Stanco di non avere una corda intorno al collo e di soffrire di vertigini.

Per un periodo è stato più facile, per un periodo so' stato tranquillo. Ora come ore mi sento troppo in mezzo alla mischia. Ed il problema è che io sto ancora fermo lì a predicare innocenza e calma, malgrado abbia solo voglia di spaccare la faccia a tutti... invece di parare i colpi. E il problema è che il primo da cui prendo colpi sono io stesso.

Stanco della gente che vuol fare le rivoluzioni per noia e capriccio, stanco di chi ti viene a dire: "Sembri Ian Curtis... peccato che lui sia morto sfigato e suicida a 23 anni e che non se lo cagasse nessuno"... Sarò in ritardo sulla tabella di marcia, e allora? E, comunque, no, non c'entro un cazzo con Ian Curtis se è questo che vi state chiedendo.

Stanco di perdere tempo. Stanco di rincorrerlo. Stanco di non viverlo a pieno e di viverlo a sprazzi.
Per di più mi sento triste e ho mal di testa.
Non sono così sicuro di essere ancora vivo, nè di volerlo essere. Detto ciò, vado a dormire. E che nessuno se ne esca che sono solo le 8 di sera.

27/03/08

Equinozi

La primavera è quando ti senti tranquillo anche se hai le scarpe piene di fango. [Doug Larson]

Io c'ho le scarpe piene di merda... e non è che mi sento poi così tranquillo! 'rca troia!!!