03 gennaio, 2008

Punto e a capo (-danno)




















Strano modo di festeggiare il Capodanno: il freddo metallo della canna di una pistola appoggiato alla tempia. Fuori, lo stesso freddo, lo si sente nell'aria dell'ultimo dell'anno, tra la gente con le gote rosse per l'alcol e il gelo delle notti invernali. Io, lo stesso freddo lo sento dentro. Il cuore non mi batte a mille per la paura come, invece, dovrebbe, niente adrenalina, calma piatta, come se fosse una costante routine. E' strano, non credevo sarebbe stato così.
Potrei raccontarvi tutta una lunga storia deprimente sul perchè sono qui, ma non credo sarebbe poi così esatta. Cioè, voglio dire, quando qualcuno si sta per ammazzare e racconta la propria storia... beh, ecco... si aspetta sempre che la gente lo compatisca. E' una sorta di ultima speranza a cui aggrapparsi, chiaro? E, voglio dire, per avere questo grande risultato - lo scatenare cotanta, pietosa emozione - nessun suicida si sognerebbe mai di rivelare anche i particolari scabrosi, quelli che lo hanno portato a odiarsi tanto, a odiare la vita, guardare tutto con un disprezzo tale da... da non provare più alcuna emozione. Lo scatenare un'emozione negli altri, quella sensazione di calore che spinge il prossimo a cercare di salvare qualcuno, a spiegargli che c'è sempre una soluzione per tutto... bah... soluzioni... Il proiettile in canna è l'ultima soluzione che conosco, l'ultima che mi è rimasta, un rimedio per tutto, un caldo buco in fronte, una pallottola bollente di freddo metallo.
Il brutto delle mie emozioni è che non capisco più se siano mie e un prototipo studiato e preconfezionato. Io non mi emoziono, io penso ad emozionarmi. E' questo che rende vuote le persone. Ho cercato di spiegarvelo.
Potrei cercare di salvarmi, dare la colpa a qualcun'altro. Facciamo una lista:
- i miei genitori,
- quello stronzo di mio fratello che se n'è uscito con un sms con scritto "auguri",
- una stronza che non mi da la minima emozione,
- gli amici che ormai hanno una loro vita,
- un lavoro che odio,
- una sensazione di fallimento dilaniante, l'unica che questo mondo riesce a farmi provare.
Che diavolo dico? Nulla, stronzate. Ve lo dicevo, no? Si cerca la compassione altrui. Ma non è così che deve funzionare, non se uno vuole andare fino in fondo. Se uno vuole farla davvero finita, deve stare calmo, svuotare la mente. Se la pallottola partisse mentre un suicida piange, beh... - credetemi - la sua morte sarebbe solo un incidente di percorso, un percorso triste che non l'ha portato a nulla. Non è il fallimento a farti venire la voglia di farla finita, non l'odio, non è la solitudine. No, niente di tutto questo.
Quello che ti porta ad ammazzarti è un cuore senza palpitazioni, il vuoto, il nulla e, soprattutto, la noia. Il resto... il resto sono sensazioni a cui aggrapparsi, con unghie e denti, ad una vita disperata, salvandosi per il rotto della cuffia, all'ultimo secondo. Eterna salita e discesa... come sulle montagne russe, ma non è questo che voglio.
Io non voglio un'emozione. Voglio solo... "passare il tempo", se capite il doppio senso.
Davvero, io non sono tagliato per rimanere su questo mondo (quest'ultima frase sembrerebbe dare per scontata l'esistenza di un'altra vita). Se fossi un personaggio da romanzo sarei un perfetto inetto alla Mattia Pascal, o qualche Zeno dissennato.
Molti pensano che il suicidio sia un atto di viltà. Ma io non sono un codardo, se no, vi assicuro, me la sarei già fatta addosso, tanto mica serei io a pulire.
Seneca pensava che sia giusto ammazzarsi quando si capisce che non si ha nient'altro da fare: io ho finito, non mi va, non ho voglia. Non mi manca la forza, è che... non so cosa fare.
Forse non ci crederete, ma ci sono studi che provano che ci si suicida di meno durante i periodi di guerra. Evidentemente, durante gli scontri c'è sempre un gran da fare. Invece, ci si suicida parecchio la domenica. Pare che in alcune città si sia deciso di tenere aperti i negozi anche nel "giorno del Signore" (e molti è proprio dal Signore che tentano di andare, magari per dirgli un paio di paroline prima di farsi sbattere all'inferno) anche per ovviare a questo spiacevole "inconveniente". Si, insomma, teniamo occupati questi annoiati aspiranti suicida! Tze...
Poi ci sono quelli come Durkheim che cercano le ragioni del suicidio. Come se tutto dipendesse dagli altri. Divideva il suicidio in tre categorie. Ricordo quel fottuto esame di sociologia che mi costò mezza estate qualche anno addietro: "...il suicidio egoistico è quel fatto sociale in cui il soggetto perde il legame con la società che lo circonda. Il soggetto tende, cioè, al rifiuto verso il sistema sociale di cui fa parte e rinuncia ad esso. Nel suicidio altruistico, invece, l'attore sociale sacrifica la propria esistenza per la coesione del gruppo o per salvaguardare parte dello stesso. Il suicidio anomico è provocato, altresì, dal decadimento di una determinata società. Il venir meno di un quadro di riferimento provoca, nell'individuo, una sensazione di disorientamento che lo spinge a togliersi la vita...". Bla bla bla... a che cazzo serve sapere queste cose? A suicidarsi, mi pare ovvio, no? Bisogna sempre sapere quello che si sta per fare.
Se state pensando che io sia un folle, credetemi, non avete mai avuto così tanta ragione in vita vostra... o in morte vostra. Voglio dire sto facendo questo assurdo brindisi davanti a voi, cari commensali. E siete solo dei cadaveri. Forse non sapete nemmeno di esserlo. Quanti siete? Vediamo: uno, due... bah, facciamo una ventina? Ho invitato solo voi "intimi". Intimi che poi, alla fine, della maggior parte di voi non so praticamente nulla. Non so, per esempio, qual è il vostro colore preferito? Cosa vi piace bere? Chi è il vostro miglior amico? Come si chiama il vostro cane? Insomma, tutta quella serie di stronzate che davvero dicono chi siete, non mi frega se vestite griffato per evidenziare il vostro conto in banca, quanto è costata la vostra auto, quanto costa allevare vostro figlio. I soldi. Date così tanto valore al denaro. E stasera avete mangiato e bevuto a spese mie, e bencontenti di farlo! Signora, la prego, tolga la testa dal brodo.
Domani i giornali titoleranno strillando a gran voce: "STRAGE DI SAN SILVESTRO", "DELIRIO DI CAPODANNO".... e stronzate del genere. Per qualche morto in più nel mondo. Quanta gente muore ogni giorno? Ma noi cerchiamo chi muore in modo sensazionale, spettacolarizziamo ogni dettaglio macabro. Che sia una sorta di esorcismo? Baggianate, ecco cosa cerchiamo.
E oggi ho deciso di fornirle, con portate perfette, servite su vassoi d'argento.
Ora, prima che il veleno col quale siete crepati faccia effetto anche su di me, vorrei proporre un ultimo brindisi. Alla vita e alla morte, tutto ciò a cui bisognerebbe guardare senza occhi, ma solo col cuore (lo ammetto, me lo sono preparato).
Dieci, nove, otto, sette, sei, cinque, quattro, tre, due, uno e...

3 commenti:

Kei-chan ha detto...

Colore preferito: Nero
Bibita preferita: Coca Cola
Miglior amico: difficile dirlo (chiamami mmerda...)
Nome del Cane: Dana

Cin cin!

durk ha detto...

Kei, non credo che ti ammazzerei... non con il veleno almeno!

simplyme ha detto...

iniziamo il nuovo anno con lo spirito giusto,eh?-.-