28 maggio, 2013
19 marzo, 2013
Zeppole
Il mio pensiero va a te che, credente, quel nome lo portavi con orgoglio. Il mio pensiero va a una grande mamma e alla nonna migliore del mondo. Ad una grande matrona che non vedrò più ora che torno alla casa madre per le feste. Il mio pensiero va ad una vecchietta di quasi 103 anni che ora ce li avrebbe avuti tutti. Ad una donna caparbia, e mai saccente, capatosta, tristacapu. E mi manca il trovarti giù, a leggere al buio come hai sempre fatto, un libro dei salmi che sapevi a memoria e che leggevi ugualmente anche senza più gli occhi per farlo. E pregavi pure per me, dicevi, per la mia atea saccenza. E prega per te, ti dicevo io, brandendo sorrisi. E per te, mi dicevi, non aveva alcun senso continuare a pregare che ormai te ne dovevi andare e ciò che era fatto era fatto. E E l'hai detto per anni. E io ne sorridevo sempre. "Dove devi andare?" "Dove dobbiamo andare tutti." "Quasi quasi mi gratto". E ridevi con quel sorriso tirato da chi del sorriso si vergogna un po', da chi la felicità non la ostenta mai perché ha sempre la mente in moto, con la preoccupazione mai per sé, ma sempre per gli altri. E lo facevi pure con quella piccola scheggia di demenza senile che ogni tanto - e me ne pento - quasi mi faceva arrabbiare. Mi spiace. Mi machi. E te lo volevo dire che sei stata grande grande, in tutto e per tutto.
E invece ora che scendo non ci sei.
Niente baci buttati per aria, perché non era concesso toccarti e io te li davo a forza, te li davo lo stesso. E ridevamo. E come stai? E l'hai trovato poi il paradiso? E un grande abbraccio.
E quel ricordo ormai lontano di una bara chiusa, di una casa da chiudere e di quel grande silenzio e quella brutta sensazione che non avrei mai voluto, quasi di cacciarti da casa tua e tornare alla vita come del resto si fa. E le lacrime che non hanno poi tanto senso. E un "ti voglio bene" mai detto e sempre saputo.
05 marzo, 2013
Allora pace amen.
LINE — Non lo so. Credo che in fondo non me importa. Se mi amano bene, se non mi amano, pace a me.
Ho letto tutto quello che potevo leggere di Ágota Kristóf, almeno quanto tradotto in italiano.E "allora pace amen".
Cavolo se mi mancherà poter leggere qualcosa di questa donna!
24 ottobre, 2012
Sparando cazzate.
Soddisfazioni spinoziane: tie', m'hanno anche tradotto!.
L'originale era: "USA: “Donna incinta dopo stupro lo vuole Dio”. Del resto nemmeno la madonna ha mai avuto molta scelta."
Si ringrazia Spinoza.
11 luglio, 2012
Pensavo fosse amore, invece era 'nu cess'!
PS: questo post non è dedicato a nessuno, se vi sentite offesi è colpa vostra.
29 giugno, 2012
Pietro e Paolo si possono definire una coppia di fatto?
23 giugno, 2012
durk says
Tranquillo, lo sappiamo che era una gara di burlesque.
29 maggio, 2012
Pensiero triste
Praticamente siamo passati da un geniale frocio dell'ottocento, al frontman tossicomane di una band di successo, al frontman tossicomane suicida col fucile di una band di successo, a Fabio Volo.
09 maggio, 2012
WTF?! - Elezioni
Io non rispondo. No, non per altro, credo tirchieria. Oh, c'è crisi pure pe' me, mica c'ho davvero il posto al ministero! E poi perché sticazzi...
Vabbè... ormai...
06 marzo, 2012
SCN - atto II
19 gennaio, 2012
SCN
E ci son quelle librerie che incontri per caso mentre hai da fare tutt'altro, che tu lo sai che non ci dovresti entrare. E poi ci entri e vai là - dici - "quasi per caso, solo per fare un giro". E poi ti viene quella nuvoletta da intellettuale scapestrato, abbastanza fallito. Che poi non te li puoi permettere. Che poi esci con tre libri nella borsa. Che uno è di 50 pagine e ti rode il culo che costa 12,00 euri. Che tu lo sai che sulla Gazzetta Ufficiale prima si scriveva EURI [ma stai divagando!]. Che poi ti leggi quelle 50 pagine e ti viene un groppo allo stomaco. Fottuta Agota Kristof. Riposa in pace schifosa scrittrice migliore del mondo. Quanto ti odio e quanto ti amo.È il problema di quando la leggo, sempre quello, che ti fa sentire "analfabeta", che ti fa strano, che ti prende pure per il culo e ti fa venire un sorriso o una lacrima con un paio di parole, mai una di più, mai una fuori posto. E poi, poco poco hai studiato un minimo di linguistica ti da quasi al cazzo quando la leggi, quasi la studi. E poi ti da al cazzo l'invidia, ti da al cazzo persino che lei non scriverà più mentre Baricco verrà ancora definito un santo scrittore. Ma li mortacci sua! Ti da al cazzo che quasi alla fine dici "oh, mo' non scrive più, 'sta stronza", ma lo fai col sorriso, che non ci credi nemmeno tu, perché tanto lo sai che ti fa male. Ci si può affezionare ad uno che non conosci, ci si può affezionare alla pagine di qualcuno? Io sono uno che a certi scrittori si affeziona, mi sa... poi vado là, nelle librerie e mi rivedo i libri che già c'ho, li sfoglio, leggo qualche pezzo. Poi prendo un libro dello stesso autore che non ho. Certe volte mi fisso. Qualche volta passa un po' prima che ne prenda un altro, un altro libro dico. Ma certe volte invece no, vado lì, faccio scorta. Che poi, ora, sembra che io non faccia altro che leggere. No, io sono pigro anche per questo. C'ho i miei tempi. Per non parlare del fatto che non ho mai soldi e che i libri (sia lodata mamma Italia e i suoi governi e chi non paga le tasse, potesse venirvi un tumore alle palle e alle ovaie, che se ne perda la razza! [ma stai divagando!]) stan diventando bene di lusso, sempre più di lusso! Ma sì, disincentivatela questa lettura, meglio un po' di sano plastico di Bruno Vespa (coi nei che se li metti insieme dall'uno al mille ti vien fuori il plastico del perfetto giornalista venduto e pirla!) o un po' di Grande Fratello (che Mr Blair sai quanto si starà rivoltando nella tomba? MORTACCI VOSTRI!) o quella bocchinara/rotta in culo di Belen (che gnocca è gnocca, ma pure come zoccola non se la cava male!).
Oh, comuque, Sigrora Kristof, grazie... e un'altra cosa, mi ci dispiace, proprio per tutto. Anche perché non scrivo, scusa. Perché per pigrizia manco leggo, perché faccio altro. Perché... vabbè, intanto grazie.
"... la mia malattia della lettura mi arrecherà piuttosto rimproveri e disprezzo:
«Non fa niente. Continua a leggere».
«D'altro non sa far niente».
«È l'occupazione più pigra che ci sia».
«È pigrizia».
E, soprattutto: «Legge, invece di...»
Invece di cosa?
«Ci sono tante di quelle cose più utili, non è vero?»
Ancora adesso, di mattina, quando la casa si svuota e tutti i vicini vanno al lavoro, mi sento un po' in colpa per il fatto di mettermi al tavolo della cucina a leggere i giornali per ore e ore, invece di... di fare le pulizie, di lavare i piatti della sera prima, di andare a fare la spesa, di lavare e stirare i panni, di fare la marmellata o delle torte...
E soprattutto, soprattutto! Invece di scrivere."
[Tratto da "L'Analfabeta" di Agota Kristof]
12 novembre, 2011
SUCA!
05 ottobre, 2011
Cultura... con MasterCard!
Quanti studenti non potranno più studiare a causa dell'assenza di Wikipedia? Come farà la gente a laurearsi o a scrivere la tesi? Quanti professori non potranno più scrivere saggi perché non sapranno da dove copiare (tra l'altro, talvolta, anche male <--- potenza di un copia/incolla sbagliato)? Quanto questo mostra il nodo ormai sempre più lento che lega gli Italiani alla cultura come bene pubblico e/o alla cultura in generale? Secondo me, è solo un modo per far tornare la gente a comprare le enciclopedie! Maledetti produttori di enciclopedie!08 settembre, 2011
Così...
In a manner of speaking
I just want to say
that i could never forget the way
you told me everything
by saying nothing
In a manner of speaking
I don't understand
how love in silence becames reprimand
but the way that i feel about you
is beyond words
Oh, give me the words
give me the words
that tell me nothing
Oh give me the words
give me the words
that tell me everything
In a manner of speaking
semantics won't do
in this life that we live we only make do
and the way that we feel
might have to be sacrificed
So in a manner of speaking
i just want to say
that just like you i should find a way
to tell you everything
by saying nothing
Oh, give me the words
give me the words
that tell me nothing
Oh give me the words
give me the words
that tell me everything
Oh, give me the words
give me the words
that tell me nothing
Oh give me the words
give me the words
that tell me everything
Così per dire (Traduzione)
Così per dire
voglio solo dire
che non potrei mai dimenticare la maniera in cui
mi dicevi ogni cosa
senza dire nulla
Così per dire
io non capisco
come l'amore in silenzio diventi biasimo
ma il modo in cui mi sento rispetto a te
va al di là delle parole
Oh, dammi le parole
dammi le parole
che non mi dicono nulla
Oh oh oh oh, dammi le parole
dammi le parole
che mi dicono ogni cosa
Così per dire
non fare semantica
in questa vita che viviamo facciamo solo questo
e il modo in cui proviamo emozioni
potrebbe essere sacrificato
Così in un modo di dire
voglio solo dire
che proprio come te dovrei trovare un modo
di dirti ogni cosa
senza dirti nulla.
Oh, dammi le parole
dammi le parole
che non mi dicono nulla
Oh oh oh oh, dammi le parole
dammi le parole
che mi dicono ogni cosa
Oh, dammi le parole
dammi le parole
che non mi dicono nulla
Oh oh oh oh, dammi le parole
dammi le parole
che mi dicono ogni cosa
05 settembre, 2011
Diunamorteapparente.
Tre del mattino. Il libro di semiotica caduto a terra da ore senza essere raccolto. Sudore tra le gambe, una sega tirata su davanti a un porno. Preparare gli esami per la sessione estiva comporta stress da sfogare e quando la tua tipa sta preparando diritto ed economia è normale giocare a cinque contro uno. Ultima controllata a facebook. La pagina di lei che sorride sulla foto del profilo. Una chiacchiera veloce con amici da social network su una chat fatta con gomma da masticare e un po’ di nastro adesivo. Gente che non dorme come lui o che prepara esami una settimana prima come lui. Ansia. Una sigaretta che si spegne piano nel posacenere, puzzando l’aria stantia dell’afa estiva. Le invia il messaggio della buonanotte. Il suono di un sms ricevuto dove viene ribadito che si sta finendo il credito. Tzè, si era illuso che fosse lei! Un bip che rompe la monotonia del traffico notturno e rarefatto dell’estate. Le undici. Lenzuola bagnate di sudore e ronzio di ventilatore. Nessun rumore. Allunga un braccio cercando il cellulare. Nessun messaggio. Non si è ancora svegliata? Sorride pensandola mentre sbava sul cuscino. Ha bisogno di sesso, che lei lo calmi con quel suo modo di fare.
Accende il pc mentre corre al bagno. La pipì infrange l’acqua del water con soddisfacente fragore. Si lava faccia e denti. Prepara il caffè e addenta una brioche da discount. “Sciopero? Non sento il tram”.
Su facebook non c’è nessuno. Nessuna notizia. Nessuna notifica. Nessuno in chat. Nessuno su msn. Nessun rumore. “Possibile che non ci sia ancora un cane?”
La chiama. Squilla. Non si sveglia.
L’occhio si perde fuori dalla finestra. Auto ferme in mezzo alla strada. Un tram morto sui binari. Nessuno in giro, non un cinguettio, non un alito di vento. Nulla che si muova. Rimane la luce del sole a inghiottire il mondo fuori dalla finestra. Indossa la prima maglietta che trova dal mucchio sulla sedia. Scende in strada. Urla. Nessuno nelle auto. Nessuno nei negozi. Prende un motorino da terra. Fa un giro. Niente. Ansia che sale. Calore d’asfalto.
Va da lei. Suona il citofono. Nessuno.
Torna a casa. Riprova su facebook. Cerca su internet, nulla. Solo notizie del giorno prima.
Il sole è ormai sparito. Nessun rumore. Non si vedono stelle nel rossore dei lampioni, solo un’enorme luna, così vicina che se ne può sentire l’odore. La guarda. Non sembra essergli rimasto altro, nessuno, solo una luna così grande. Gli verrebbe da piangere se ci fosse da piangere. Poi qualcuno, qualcosa sguscia da dietro quella luna, dalla parte oscura che nessuno vede mai. Una forma scura che scivola a quattro zampe e gli sorride, con quel ghigno così infame. Scende giù, lungo i palazzi, come un ragno nero e umano. “Sta arrivando, sta arrivando a prenderti” – gli dice una voce in testa. Gli occhi strabuzzano mentre cerca di seguire la buia creatura dalla finestra, perdendola ogni tanto nell’ombra. Corre, corre alla porta di casa, la chiude, infila il fermo. Chiude le finestre, le serrande. I passi come colpi di martello che irrompono sul palazzo. Vetri infranti. Il palazzo che trema. Un urlo angosciante. L’odore del nulla sale le scale nel frastuono di quei passi, di quei colpi che quasi buttano giù la porta. Si fa piccolo piccolo, si accuccia. Si alza di scatto. Urla.
Si sveglia.
Nessun rumore. Corre su facebook, controlla il cellulare. Nessuno. Niente caffè. Niente pisciata. Non c’è tempo. La chiama, non risponde. Controlla la mail.
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