07 aprile, 2008

Anticonformisti?


Conosco gente così...
... ed ho visto un botto di gente ballare così...
... è molto probabile che anch'io possa ballare così.

04 aprile, 2008

Due dita in testa e boom?

Stanco.
Stanco del pc che mi si incasina e di me che m'incasino peggio del pc.
Stanco di studiare un libro del cazzo, scritto da uno stronzo, borioso e vanaglorioso professore pompato che, sarà pure bravo a usare parole inutili da usare in giri di parole assurdi e ripetitivi per scrivere testi universitari da vendere a caro prezzo agli studenti per ricevere, così, un doppio guadagno, ma sono convintissimo che manco lui sa che cazzo ha scritto! Che non è che solo perchè uno studia Scienze della Comunicazione deve mangiarsi il vocabolario per riuscire a defecare (cagare) 'sta merda di libro! E, poi, lasciamoli scrivere agli altri i libri, che già ti fotti abbastanza soldi a fa' il professore! Che non è che mo' mi voglio mettere a fa' il sindacalista, ma poi tu non mi venire a fare il sinistroide dei miei coglioni! E, giusto, perchè sono educato, vattela solo a pigliare nel culo te e le idiosincrasie, gli epistemologici e i precipui. Io oggi mi sono alzato così: sgrammaticato, disarticolato e girato di coglioni. E, sinceramente, non è che me sbatte molto.

"QUESTO LIBRO E' PURA STRUMENTALIZZAZIONE DEMAGOGICA ATTA ALLA COMMERCIALIZZAZIONE DI PAROLE INUTILI CHE NESSUNO HA LE FACOLTA' INTELLETTO-COGNITIVE DI CONOSCERE. E, DETTO CIO, MI SENTO MOLTO EPISTEMOLOGICO PURE IO."

Se non si è capito quello che ho scritto, fa nulla, tanto non vuol dire un cazzo.
Come si suol dire: "PARLA POTABILE".

Comunque, dicevo stanco. Stanco di incasinarmi la mia vita solo perchè tanto è già incasinata e il bandolo della matassa l'ho perso già da qualche anno, come buona parte del senno. Stanco di corrermi dietro, stanco di stare con me, perchè stare con me è dura (E CRISTO SE E' DURA!).
Stanco perchè non ho voglia di fare un cazzo.
Stanco anche di non avere voglia di fare un cazzo.
Stanco di cercare le parole migliori per dire le cose e di non riuscire a dirle uguale, soprattutto non come vorrei.
Stanco della gastrite. Stanco dei giramenti di palle.
Stanco di parlare e anche di ascoltare, stanco degli sbalzi d'umore, dei se e dei ma, delle decisioni prese a metà e non portate a compimento alcuno.
Stanco di me stesso, stanco della vita stessa.
Che, poi, pure la lettura non è che mi faccia bene se leggo un libro di quattro aspiranti suicida e mi ci immedesimo, anzi... mi ci ritrovo. Che poi non sono convinto di essere uno dei quattro, magari sono il quinto, quello spiaccicato al suolo.
Stanco della primavera, che non mi sembra tanto vera, che mi sono pure raffreddato... e non ho mai fatto le prove per l'allergia, perchè, semplicemente, non ho mai sofferto di allergia. O, magari, ho sempre creduto fosse raffreddore. Ad ogni modo, sticazzi.
Stanco anche della musica nelle orecchie, stanco del rumore, stanco della gente, stanco di un po' tutto e tutti.
Stanco di non fare un cazzo e di prendermi la colpa, stanco di non fare un cazzo e dare la colpa agli altri. Stanco d'essere me stesso e di voler essere qualcun'altro e stanco di apprezzarmi, stanco di non concedermi le cose e della mia ironia autofrustrata e castrante. Stanco di star dietro alle stronzate e stanco d'essere sempre così pesante e pensante.
Stanco di non conoscere mezze misure. Stanco di cercarle. Stanco di non trovarne.
Stanco di chi mi dice cosa fare e perchè farlo, stanco di chi non me lo dice quando ne avrei bisogno.
Stanco delle della politica, stanco dei soldi, stanco delle baggianate, stanco di pagare il canone rai per sentirmi chiedere in un'intervista se mangerei i bacarozzi... ma vattela a pija in der culo te e i giornalisti del cazzo come te... che pare che vi scelgano tra gli scartati dei concorsi per fare il carabiniere.
Stanco di non avere una corda intorno al collo e di soffrire di vertigini.

Per un periodo è stato più facile, per un periodo so' stato tranquillo. Ora come ore mi sento troppo in mezzo alla mischia. Ed il problema è che io sto ancora fermo lì a predicare innocenza e calma, malgrado abbia solo voglia di spaccare la faccia a tutti... invece di parare i colpi. E il problema è che il primo da cui prendo colpi sono io stesso.

Stanco della gente che vuol fare le rivoluzioni per noia e capriccio, stanco di chi ti viene a dire: "Sembri Ian Curtis... peccato che lui sia morto sfigato e suicida a 23 anni e che non se lo cagasse nessuno"... Sarò in ritardo sulla tabella di marcia, e allora? E, comunque, no, non c'entro un cazzo con Ian Curtis se è questo che vi state chiedendo.

Stanco di perdere tempo. Stanco di rincorrerlo. Stanco di non viverlo a pieno e di viverlo a sprazzi.
Per di più mi sento triste e ho mal di testa.
Non sono così sicuro di essere ancora vivo, nè di volerlo essere. Detto ciò, vado a dormire. E che nessuno se ne esca che sono solo le 8 di sera.

27 marzo, 2008

Equinozi

La primavera è quando ti senti tranquillo anche se hai le scarpe piene di fango. [Doug Larson]

Io c'ho le scarpe piene di merda... e non è che mi sento poi così tranquillo! 'rca troia!!!

17 marzo, 2008

16 marzo, 2008

Non svegliare il cane che dorme... che si alza, s'incazza e ti fa un culo così!

Dicono che non è mai troppo tardi per imparare a suonare il piano, ma vorrei che il mio compagno di stanza alle 2 di notte smettesse e andasse a letto. [Nathan Hansar]

... e anche la fisarmonica mentre io sto a dormi' dopo quattro notti tra insonnia, discoteca e festa non è tanto gradita!




PS: Voglia di punk!

Hang the dj... hang the dj...
























Io sono il mio dj....

... e anche come pizzaiolo comincio a cavarmela niente male.

E sticazzi che il compleanno non era il mio, che io non ero il festaggiato, che non ero la persona più importante là dentro, che non sono una persona molto socievole.

www.antoniodamore.com/cloverbirth

PS: Voglio una foto con quel "coso" all'ingresso...

06 marzo, 2008

Stralci (più o meno)

...

durk: Sto studiando i cicli circadiani, tra cui anche quello sonno/veglia. E io mi rendo conto di non rientrare in nessuno dei due soggetti tipo. Perchè io sono più allodola, ma mi comporto da gufo.
Lei, labbra: che sono le allodole?
durk: le allodole sono quei soggetti che si svegliano presto e vanno a dormire presto e sono maggiormente attivi durante la prima parte del dì e ci mettono poco a mettersi in moto. I gufi si alzano tardi, si addormentano tardi e sono maggiormente attivi nella serata... per di più sono più lenti a mettersi in moto. Io sono più allodola, perchè quando mi sveglio presto sto meglio e sono di buon umore. Però mi comporto più da gufo!
Lei, labbra: tu sei uno sciagurato che dorme quando cazzo gli pare!
durk:

...

THAT'S AMMMORE???

05 marzo, 2008

Idee sconnesse dal sonno

Certe volte torno a casa, sento il suo profumo delle sue Labbra su di me e mi sento una persona buona. E, certe volte, questa è una cosa terribile da sopportare.

02 marzo, 2008

Timelife

Non scrivevo da un bel po' praticamente da Natale.
Che è successo? Semplice, non avevo nulla da scrivere, quantomeno, non qui.

In questi mesi sono successe un po' di cose, non so, per esempio ho preso il mio primo 30, ho inviato il mio primo Curriculum Vitae, ho dato qualche esame, qualcuno con esito negativo, qualcuno, fortunatamente no, di qualche altro aspetto ancora i risultati, di un altro ho capito che non riuscirò a finire il programma di studio... ergo non lo si fa. Ho studiato.
Ho litigato con Lei, labbra. Ci ho fatto pace. Lei riempie un po' la mia vita. Ho finito finalmente il libro "Neuromante" di Gibson, che non è male.

Ho iniziato a scrivere un po' di racconti, ma non li ho mai finiti. Ho ripreso alcune pagine del mio primo romanzo (quello che nessuno scrittore riesce mai a pubblicare). Ho scritto di rado per me.

Ho pensato. Ho pensato tanto. Ho visto il concerto dei Cure. Ho scassato il cazzo al programma radio dei miei amici, qualche volta sono andato a ballare. Spesso mi sono annoiato. Mi sono preoccupato per i miei amici, mi è dispiaciuto per Dana.

Sono andato al cinema. Non ci andavo da tanto, di sicuro non così spesso.
Ho visto American Gangster (due palle!). [Che poi non è che sia un brutto film, ma provate voi a vedere un film bello lungo come questo dalle seconda fila del cinema e poi ditemi che quel film non vi sta sul cazzo!]
Ho visto Sweeney Todd - Il diabolico barbiere di Fleet Street (Figo, ma ammazzerei il ragazzo che canta "Johanna, I feel you... Johanna... Grande Tim Burton. Comunque, avevo capito all'inzio del film come sarebbe finito. Ho letto che molti hanno detto che è un film avaro di sentimenti. Non è vero. Secondo me, è un film con molte emozioni, solo che non sono tutte positive. E' un film da vedere con l'ottica dei bambini, dove il giusto è racchiuso nella morte della strega come in tutte le favole che si rispettino e lo sbagliato nella perdita dell'amore).
Ho visto Persepolis (e il mio commento è stato: "è un film storico sulla guerra in Iran, mal camuffato da cartone satirico... e, soprattutto, due palle!). [Il film merita di essere visto, forse, però, in alcune parti andrebbe rivisto].
Comunque, il cinema mi piace. Sai tutta l'atmosfera, le poltrone, la gente, la fila per i biglietti, le stronzate e i popcorn... soprattutto i popcorn.

Ho passato parecchio tempo con Lei, labbra. Ora è qui mentre scrivo. Guarda un film. Stiamo cercando di stare insieme, anche facendo cose diverse, anche senza stare attaccati. La cosa mi piace. Funzionerà? Per ora sto pensando e scrivendo di lei e mi sono alzato a baciarla solo un paio di volte. Posso definirlo un bilancio positivo? Forse si.

Sto costruendo qualcosa. Non so cosa. Ma so che mi sto muovendo, non so dove, ma sto andando. Questo è importante. Sono fermo, no, mi muovo solo molto lento. Ho i miei tempi, anche se spesso sono sbagliati, sono tempi tutti miei. Sono fatto a cazzo, ma oggi non mi dispiace.

Parabola

Prima di esprimere un'opinione, bisogna ricordarsi del sale.

Un uomo che molti credevano saggio si avvicinò ad un lago. Qui c'era un pescatore intento a praticare la propria fatica nel modo che riteneva più opportuno e proficuo. Egli si era messo al centro del lago e dalla sua piccola imbarcazione buttò tra i flutti una carica esplosiva. Appena la bomba esplose molti pesci vennerò a galla morti. Il pescatore non doveva far altro che raccoglierli.
Il saggio, vedendo quanto era appena successo, si fermò ad aspettare il pescatore sul molo e quando questi vi fece ritorno lo ammonì: «Buon'uomo, questo non è modo di pescare» e guardandolo malamente se ne andò.
Il pescatore, riconoscendo il saggio, afferrò d'aver sbagliato. Rimase, quindi, tre notti e tre giorni a pensare ad una soluzione che gli permettesse di pescare in un modo più consono.
Prese quindi le reti e con la propria barca di mise a praticare la pesca a strascico.
Quando tornò a riva col proprio ricco bottino vi trovò però il saggio. Costui, guardandolo di traverso gli disse: «questo non è modo di pescare». E diresse il proprio passo per lasciare l'approdo.
Il pescatore, conscio che il saggio, in quanto saggio, non poteva sbagliare, si mise sul molo a pensare ad una soluzione che potesse permettergli di svolgere il proprio mestiere in un modo confacente alle idee di colui che ne sapeva più di lui. E sul molo rimase per tre notti e tre giorni in riflessione.
Così prese una canna da pesca e si mise a pescare i pesci con essa. E la fortuna gli sorrise. Infatti, egli portò a riva molti pesci, di ogni tipo e dimensione, di ogni razza ed età, senza problemi di coscienza. Anche questa volta, trovò sul molo il saggio. Speranzoso si accostò all'attracco con un bel sorriso, sperando che il giudizioso messere si complimentasse finalmente con lui. Invece, il sapiente signore gli disse: «questo non è modo di pensare». E fece per andarsene. Stavolta, però un pesce lo colpì sulla nuca.
Adirato, l'illuminato si girò verso l'umile pescatore: «come osi?»
Il pescatore fece un balzo sul molo e disse brandendo un altro pesce: «saggio... saggio che molti credon saggio, io qui vi dico che voi saggio non siete, che la bontà del saggio non sta nel lamentarsi dell'operato altrui, ma nell'insegnare ad un ignorante come me quale sia il modo più giusto di vivere. Mio padre, un contrabbandiere di malaffare, quando protestavo senza darne motivo, facendo i capricci di un bambino, mi dava un scapaccione e mi diceva: "Prima di aprire la bocca, ricordati del sale."»
«Del sale?» chiese perplesso il saggio.
«Si, del sale, del sale in zucca, caro saggio. Se una critica non è costruttiva, non val la pena di sprecar fiato.»

01 marzo, 2008

Grezzie!




















Musica che amo. E' importante per mantenermi vivo.
Il Palalottomatica non è l'ideale. No, diciamola tutta, l'acustica fa schifo. Ma non è importante, non è importante se di alcune canzoni non si capisce niente se non un insieme di suoni indistinti, di ritmi che si inseguono e che, distorti nel e dall'indefinito, si perdono.
Il prezzo vale le quasi tre ore di concerto.
L'eterno ragazzo immaginario è sul palco, forse con qualche chilo di troppo di grasso e trucco, ma anche questo fa parte dello spettacolo. E' un palco minimale, è il palco che si vorrebbe vedere. Perchè anche il ragazzo immaginario è il palco. E' una presenza indiscussa, lui non ha bisogno di scenografie, di giochi pirotecnici. Bastano quattro luci. Davvero, il palco sono quattro luci. E nello scenario scuro le macchie colorate sono il biancore della faccia di Robert Smith con il suo cespuglio di capelli in testa e la chioma purpurea del bassista. Il resto dei colori lo fanno le note e la voce del cantante. E' una voce perfetta, di chi sa quel che fa e lo fa splendidamente. E' una voce che scorre limpida. E mi chiedo come faccia ad avere una voce così. Mi chiedo come non si sia rovinata con gli anni. E' la grandezza della sua voce la prima a colpire il pubblico. E la voce è l'unico strumento ad essere perfetto nonostante la pessima acustica. Robert Smith: voce e capelli, labbra rosse e buona musica.
Le canzoni si susseguono, spezzate da qualche pausa, dalla voce di Robert che ogni tanto si ferma per ringraziare in francese prima, in inglese poi e alla fine con uno striminzito "grezzie". Ma va bene così. Glielo si può perdonare. Lui non è un artista che si sente star. Lui è star a modo suo, giocando con il suo pubblico, prendendosi in giro, prendendolo in giro, come un amico immaginario, come una marionetta, come un pagliaccio un po' triste che non fa altro che commuoverti. Ti fa venir voglia di volergli bene, oltre che di ammirarlo per la sua bravura.
E' umile. Terribilmente umile. Non sembra sul palco, sembra far parte del pubblico. Siamo noi che onoriamo lui o lui che onora noi?

Discussione post concerto: "«Chi è il porcellino di papà? Chi è il porcellino di papà? Ma sei tu! PRRRRRRRRRRRRRRRRR!». A vederlo ti fa venire voglia di essere Homer e di fargli fare Spider-Pork, anzi Smith-Pork!"

E' uno che ispira simpatia e ti fa venir voglia di stringerlo. Gira per il palco per regalare saluti e smorfie e "grezzie" a tutti.

E che ci devo fare se a me la musica mi commuove, quantomeno certa musica se è ben suonata? E mi commuove soprattutto quando è legata a bei ricordi. E la musica dei Cure ci si presta bene. Spesso è malinconica, anche se non è mai triste. Non è una musica che si rassegna, in particolar modo non dal vivo.

Il concerto parte un po' lento, ma mr Smith sa cosa fare, sa come animare la serata.
La scaletta non è carente, richiama un po' tutti gli anni di musica e di successi della carriera del gruppo. Una carriera mitica, senza dubbio.

I pezzi riempiono il palasport e poi il pubblico. La gente batte la mani, Robert Smith canta, è un tutt'uno. Il pubblico suona con lui e lo accompagna. E lui ride e la gente è felice. E' felice anche quella massa depressa di darkettoni e nessuno di loro vorrebbe morire, o, comunque, morirebbero felice e contenti con il sorriso sulle labbra e le lacrime di gioia dagli occhi.

E' un gran concerto. Robert Smith si concede al pubblico, il resto del gruppo sono comparse. Lui è i Cure. Forse non è bello per chi lo accompagna, ma al pubblico non interessa, nemmeno a me interessa. E poi il bassista con quei capelli rosso tinto sembra voler dire "iosonochissàchi!".
Smith fa le smorfie, abbozza strani balletti nel suo mondo fatato che stasera è uscito dalla sua testa per renderci tutti partecipi di come sia bello essere ragazzi immaginari.
Anche io sono stato ragazzo immaginario, per certi versi lo sono ancora, ma forse oggi sono troppo vecchio per esserlo del tutto.
Prima era diverso. Forse è il fatto che certi pezzi sono legati a certe parti della mia vita, a certi "eventi", soprattutto se poi Robert si mette a fare di fila FRIDAY I'M IN LOVE, INBETWEEN DAYS e JUST LIKE HEAVEN. E' una forzatura alle lacrime dei ricordi. Quelli che ti fanno pensare con un sorriso ebete e soddisfatto e ti riportano indietro in una vecchia automobile persa in mezzo al nulla insieme al primo amore, quello dei 18 anni, quando ti senti già uomo e pensi di spaccare il mondo, quando hai abbastanza conoscenze e ancora la spensieratezza dell'essere bambini. E' un'età strana quella lì... "Friday I'm in love", poi, era la nostra canzone, no?
Oppure ti getta ancora più indietro a cantare a squarciagola su una Vespa o su un "SI" Piaggio (più tardi anche sul mio scooter adorato, che dio l'abbia in gloria e che chi l'ha rubato possa fracassarsi la testa ad ogni palo della luce che incontra sul suo cammino) insieme ad un amico, stonando da morire e piangendo... stavolta per il freddo troppo intenso sul due ruote sparato a tutta gas! La lacrima ti scappa e va bene così.
E Smith continua a cantare, cambia pezzi, e io mi chiedo WHY CAN'T I BE YOU? Eheheh! Battuta scontata.
E mi giro. Vedo Lei, labbra, al mio fianco. Sento in testa il capello che mi ha regalato, con quel biglietto che abbiamo "fatto finta" di regalarci per Natale. E' bella. Il passato fugge sulle note delle canzoni e lei rimane col suo sorriso e la sua gonna corta... ed il presente è bello così.
Mi siedo, mi godo la musica, mi alzo, ballo, canto, mi diverto. E sono soddisfatto.
Un gran bel concerto. Per dirla come Robert Smith...

GREZZIE!

04 febbraio, 2008

Politicamente sparlando...

E' morta la madre di Silvio Berlusconi. Pare che lui abbia dichiarato: "è stata assunta in cielo..."

PS: Pare che questa "assunzione" valga nei conteggi del patron di Mediaset riguardanti i posti di lavoro che Lui ha elargito agli Italiani.

21 gennaio, 2008

Nineteeneightyfour



Amo questa canzone, amo questo video e l'album è di una perfezione assurda, non fosse altro per i perenni richiami all'orwelliano 1984.

Panic Attack




















Paranoid Android (Radiohead)

Please could you stop the noise
I'm tryin to get some rest
From all the unborn chicken voices in my head
What's that?
What's that?

When I am king
You will be first against the wall
With your opinions which are of no consequence at all

What's that?
What's that?

Ambition makes you look pretty ugly
Kicking screaming gucci little piggy

You don't remember, you don't remember
Why don't you remember my name?
Off with his head man, off with his head!
Why won't he remember my name?
I guess he does

Rain down, rain down
Come and rain down on me
From a great height, from a great heigh
Heigh
Rain down, rain down
Come and rain down on me
From a great height, from a great heigh
Heigh

That's it sir
You're leaving
The crackle of pig skin
The dust and the screaming
The yuppies networking
The panic
The vomit
The panic
The vomit
God loves his children
God loves his children
Yeah


Androide Paranoico (Traduzione)

Per favore potresti smettere di fare rumore
Sto cercando di riposare
Dalle voci di tutti i polli mai nati nella mia testa
Cos'è quello?
Cos'è quello?

Quando sarò re
Tu sarai il primo ad essere messo al muro
Con le tue opinioni che non hanno alcuna conclusione logica

Cos'è quello?
Cos'è quello?

L'ambizione ti fa molto brutto
Scalci strilli maialino vestito di Gucci

Non ricordi, non ricordi
Perchè non ricordi il mio nome?
Fuori di testa, fuori di testa
Perchè non ricordi il mio nome?
Credo che lui lo ricordi

Pioggia, pioggia
Scende la pioggia su di me
Da una grande altezza, da una grande altezza
Altezza
Pioggia, pioggia
Scende la pioggia su di me
Da una grande altezza, da una grande altezza
Altezza

Ecco signore
Te ne stai andando
La screpolatura nella pelle di maiale
La polvere e le urla
Il network degli yuppie
Il panico
Il vomito
Il panico
Il vomito
Dio ama i suoi figli
Dio ama i suoi figli
Yeah



NB= Testo e traduzione presi da italianradioheadfanclub

03 gennaio, 2008

Punto e a capo (-danno)




















Strano modo di festeggiare il Capodanno: il freddo metallo della canna di una pistola appoggiato alla tempia. Fuori, lo stesso freddo, lo si sente nell'aria dell'ultimo dell'anno, tra la gente con le gote rosse per l'alcol e il gelo delle notti invernali. Io, lo stesso freddo lo sento dentro. Il cuore non mi batte a mille per la paura come, invece, dovrebbe, niente adrenalina, calma piatta, come se fosse una costante routine. E' strano, non credevo sarebbe stato così.
Potrei raccontarvi tutta una lunga storia deprimente sul perchè sono qui, ma non credo sarebbe poi così esatta. Cioè, voglio dire, quando qualcuno si sta per ammazzare e racconta la propria storia... beh, ecco... si aspetta sempre che la gente lo compatisca. E' una sorta di ultima speranza a cui aggrapparsi, chiaro? E, voglio dire, per avere questo grande risultato - lo scatenare cotanta, pietosa emozione - nessun suicida si sognerebbe mai di rivelare anche i particolari scabrosi, quelli che lo hanno portato a odiarsi tanto, a odiare la vita, guardare tutto con un disprezzo tale da... da non provare più alcuna emozione. Lo scatenare un'emozione negli altri, quella sensazione di calore che spinge il prossimo a cercare di salvare qualcuno, a spiegargli che c'è sempre una soluzione per tutto... bah... soluzioni... Il proiettile in canna è l'ultima soluzione che conosco, l'ultima che mi è rimasta, un rimedio per tutto, un caldo buco in fronte, una pallottola bollente di freddo metallo.
Il brutto delle mie emozioni è che non capisco più se siano mie e un prototipo studiato e preconfezionato. Io non mi emoziono, io penso ad emozionarmi. E' questo che rende vuote le persone. Ho cercato di spiegarvelo.
Potrei cercare di salvarmi, dare la colpa a qualcun'altro. Facciamo una lista:
- i miei genitori,
- quello stronzo di mio fratello che se n'è uscito con un sms con scritto "auguri",
- una stronza che non mi da la minima emozione,
- gli amici che ormai hanno una loro vita,
- un lavoro che odio,
- una sensazione di fallimento dilaniante, l'unica che questo mondo riesce a farmi provare.
Che diavolo dico? Nulla, stronzate. Ve lo dicevo, no? Si cerca la compassione altrui. Ma non è così che deve funzionare, non se uno vuole andare fino in fondo. Se uno vuole farla davvero finita, deve stare calmo, svuotare la mente. Se la pallottola partisse mentre un suicida piange, beh... - credetemi - la sua morte sarebbe solo un incidente di percorso, un percorso triste che non l'ha portato a nulla. Non è il fallimento a farti venire la voglia di farla finita, non l'odio, non è la solitudine. No, niente di tutto questo.
Quello che ti porta ad ammazzarti è un cuore senza palpitazioni, il vuoto, il nulla e, soprattutto, la noia. Il resto... il resto sono sensazioni a cui aggrapparsi, con unghie e denti, ad una vita disperata, salvandosi per il rotto della cuffia, all'ultimo secondo. Eterna salita e discesa... come sulle montagne russe, ma non è questo che voglio.
Io non voglio un'emozione. Voglio solo... "passare il tempo", se capite il doppio senso.
Davvero, io non sono tagliato per rimanere su questo mondo (quest'ultima frase sembrerebbe dare per scontata l'esistenza di un'altra vita). Se fossi un personaggio da romanzo sarei un perfetto inetto alla Mattia Pascal, o qualche Zeno dissennato.
Molti pensano che il suicidio sia un atto di viltà. Ma io non sono un codardo, se no, vi assicuro, me la sarei già fatta addosso, tanto mica serei io a pulire.
Seneca pensava che sia giusto ammazzarsi quando si capisce che non si ha nient'altro da fare: io ho finito, non mi va, non ho voglia. Non mi manca la forza, è che... non so cosa fare.
Forse non ci crederete, ma ci sono studi che provano che ci si suicida di meno durante i periodi di guerra. Evidentemente, durante gli scontri c'è sempre un gran da fare. Invece, ci si suicida parecchio la domenica. Pare che in alcune città si sia deciso di tenere aperti i negozi anche nel "giorno del Signore" (e molti è proprio dal Signore che tentano di andare, magari per dirgli un paio di paroline prima di farsi sbattere all'inferno) anche per ovviare a questo spiacevole "inconveniente". Si, insomma, teniamo occupati questi annoiati aspiranti suicida! Tze...
Poi ci sono quelli come Durkheim che cercano le ragioni del suicidio. Come se tutto dipendesse dagli altri. Divideva il suicidio in tre categorie. Ricordo quel fottuto esame di sociologia che mi costò mezza estate qualche anno addietro: "...il suicidio egoistico è quel fatto sociale in cui il soggetto perde il legame con la società che lo circonda. Il soggetto tende, cioè, al rifiuto verso il sistema sociale di cui fa parte e rinuncia ad esso. Nel suicidio altruistico, invece, l'attore sociale sacrifica la propria esistenza per la coesione del gruppo o per salvaguardare parte dello stesso. Il suicidio anomico è provocato, altresì, dal decadimento di una determinata società. Il venir meno di un quadro di riferimento provoca, nell'individuo, una sensazione di disorientamento che lo spinge a togliersi la vita...". Bla bla bla... a che cazzo serve sapere queste cose? A suicidarsi, mi pare ovvio, no? Bisogna sempre sapere quello che si sta per fare.
Se state pensando che io sia un folle, credetemi, non avete mai avuto così tanta ragione in vita vostra... o in morte vostra. Voglio dire sto facendo questo assurdo brindisi davanti a voi, cari commensali. E siete solo dei cadaveri. Forse non sapete nemmeno di esserlo. Quanti siete? Vediamo: uno, due... bah, facciamo una ventina? Ho invitato solo voi "intimi". Intimi che poi, alla fine, della maggior parte di voi non so praticamente nulla. Non so, per esempio, qual è il vostro colore preferito? Cosa vi piace bere? Chi è il vostro miglior amico? Come si chiama il vostro cane? Insomma, tutta quella serie di stronzate che davvero dicono chi siete, non mi frega se vestite griffato per evidenziare il vostro conto in banca, quanto è costata la vostra auto, quanto costa allevare vostro figlio. I soldi. Date così tanto valore al denaro. E stasera avete mangiato e bevuto a spese mie, e bencontenti di farlo! Signora, la prego, tolga la testa dal brodo.
Domani i giornali titoleranno strillando a gran voce: "STRAGE DI SAN SILVESTRO", "DELIRIO DI CAPODANNO".... e stronzate del genere. Per qualche morto in più nel mondo. Quanta gente muore ogni giorno? Ma noi cerchiamo chi muore in modo sensazionale, spettacolarizziamo ogni dettaglio macabro. Che sia una sorta di esorcismo? Baggianate, ecco cosa cerchiamo.
E oggi ho deciso di fornirle, con portate perfette, servite su vassoi d'argento.
Ora, prima che il veleno col quale siete crepati faccia effetto anche su di me, vorrei proporre un ultimo brindisi. Alla vita e alla morte, tutto ciò a cui bisognerebbe guardare senza occhi, ma solo col cuore (lo ammetto, me lo sono preparato).
Dieci, nove, otto, sette, sei, cinque, quattro, tre, due, uno e...